Per chi vive all’estero, il calendario di ogni anno è disseminato di date “trappola” in cui la nostalgia verso le proprie radici si fa sentire con forza.
Una manciata di date in cui anche l’italiano più integrato, quello che ormai dice “cheers” invece di “cin cin” e ha imparato a sopravvivere accettando un espresso più o meno, vacilla. Succede a Pasqua, quando altrove è “just another Sunday”, che per noi italiani è un rito collettivo fatto di tavole infinite fra parenti e grigliate con gli amici.
A sorpresa, agli italiani all’estero non manca davvero il cibo, mapiuttosto come lo si mangia. Lo dice un sondaggio condotto da “Vico Food Box” tra expat italiani in Europa. Alla domanda “Cosa ti manca di più dell’Italia?”, con possibilità di scegliere fino a tre opzioni, la risposta è stata quasi sempre accompagnata da un minimo di commozione: le cene in famiglia vincono a mani basse con il 29,2%.
Non si tratta solo di mangiare, ma di come lo si fa: il tempo dilatato, le conversazioni, le dinamiche familiari tra affetti e caos.
Subito dopo arriva il clima (26%), che non è solo una questione meteorologica, ma una condizione dell’anima: la luce, la possibilità di vivere gli spazi all’aperto, quel senso diffuso che la vita debba essere presa con un filo di leggerezza.
E poi, in terza posizione, il dato che nessuno si aspetta ma che tutti, in fondo, capiscono: il bidet (19,1%). Se esistesse un simbolo non ufficiale dell’identità italiana, probabilmente non sarebbe il Colosseo né la carbonara, ma lui: il bidet. Discreto, sottovalutato e spesso deriso all’estero da chi ha perfino difficoltà a capirlo.
Il piazzamento sul podio quanto la nostalgia non si nutra solo di grandi simboli ma viva nei dettagli e in quelle cose che non noti fino al giorno in cui ti mancano.
Ma c’è una grande esclusa dalle prime tre posizioni in classifica: la pizza, ferma al 15,3%. Un risultato che potrebbe sembrare quasi un’eresia, ma che ridimensiona uno degli stereotipi più resistenti sull’italianità. La pizza è importante, certo, è un’icona globale e un linguaggio universale, ma non basta a colmare il vuoto lasciato da una domenica in famiglia. Anche perché ormai una pizza si può trovare ovunque, ma quella che non si può replicare è l’atmosfera di casa davanti ad una margherita, che ha un sapore diverso.
Scendendo verso le ultime posizioni, il tono cambia: la TV si ferma al 4,6%, la moka al 3,2%. Due elementi iconici ma evidentemente sostituibili o almeno non così importanti da trasformarsi in nostalgia. E all’ultimo posto, il ritmo di lavoro italiano, con un modesto 2,5%.
Se c’è un mito duro a morire è quello dell’italiano “rilassato” sul lavoro, eppure chi vive all’estero non sente particolare mancanza di quel sistema. Anzi, sembra considerarlo uno degli aspetti che più facilmente ci si può lasciare alle spalle.
A conti fatti, se c’è un periodo in cui questa classifica della nostalgia diventa ancora più evidente, sono proprio i giorni di Pasqua e Pasquetta. Il sondaggio, realizzato tra il 26 marzo e il 2 aprile su 400 italiani residenti in Europa, per un totale di 687 voti validi, offre un’immagine degli italiani all’estero, gente lontana per scelta, per amore o per lavoro che non ha nostalgia tanto dei prodotti tipici del “made in Italy”, quanto di tradizioni e abitudini: perché l’Italia non è solo un luogo geografico, ma un modo di stare al mondo che gli altri ci invidiano. E a noi manca.









