Settembre, per chi ama andare per funghi, è sempre stato un appuntamento fisso: le prime piogge stemperano il caldo e il bosco cambia odore e colore. Ma quest'anno l'appuntamento rischia di saltare, o quantomeno di slittare parecchio, complice un clima che ha smesso di rispettare il calendario a cui i cercatori erano abituati.
Il problema, secondo quanto spiegato dagli esperti, riguarda sono soprattutto le temperature rimaste alte più a lungo del solito e le precipitazioni arrivate in ritardo o concentrate in pochi giorni, senza lasciare al terreno il tempo di trattenere l'umidità necessaria alla fruttificazione.
Coldiretti e Federforeste hanno collegato la scarsità dei porcini estivi proprio a questa combinazione, un segnale che secondo le due organizzazioni racconta lo stato di salute dei boschi italiani, sempre più sottoposti a stress climatico.
In Piemonte la situazione ha seguito lo stesso copione nazionale, con una novità arrivata solo nelle ultime settimane. Dopo un'estate quasi del tutto priva di porcini nelle zone di pianura e collina, le piogge abbondanti cadute a fine agosto su gran parte del Nord Italia, Piemonte compreso insieme a Liguria, Toscana settentrionale, Veneto ed Emilia-Romagna, hanno finalmente ripristinato una parte dell'umidità mancante nel sottobosco.
I primi porcini hanno cominciato a ricomparire, ma gli esperti che monitorano quotidianamente l'andamento della stagione micologica invitano alla cautela: le colonie non ripartono all'istante solo perché è tornata l'acqua, e parlare già di una vera e propria esplosione di crescita, resta prematuro.
Proprio in Piemonte, e in particolare nel Verbano-Cusio-Ossola, l'attenzione si è spostata sul fronte della sicurezza alimentare. Con il ritorno dei primi raccoglitori nei boschi, l'Asl Vco ha riattivato dal primo settembre il servizio gratuito di controllo dei funghi raccolti, disponibile nelle sedi di Verbania, Omegna e Domodossola, per aiutare chi torna a casa con il cestino pieno a distinguere gli esemplari commestibili da quelli potenzialmente tossici.
In tutta la regione la raccolta dei funghi non è libera ma regolata da una legge regionale in vigore dal 2007, che impone a chi vuole raccogliere di munirsi di un apposito titolo, gratuito ma obbligatorio, un dettaglio che molti occasionali scoprono solo al primo controllo forestale.
Quando il bosco non basta, il mercato si organizza altrove. Non è un caso che sui banchi italiani arrivino sempre più spesso porcini selvatici provenienti da Romania, Serbia e Montenegro, paesi in cui le condizioni climatiche hanno permesso raccolti più regolari. Un'altra alternativa arriva poi dai funghi coltivati, prodotti che per loro natura si possono programmare con una regolarità impossibile da garantire a un raccolto spontaneo: champignon, pleurotus e shiitake compaiono sempre più spesso nei menu dei ristoranti, meno legati ai capricci del meteo e più affidabili in termini di continuità di fornitura.
Ma per assurdo, più i porcini diventano difficili da reperire e costosi da acquistare, più cresce lo spazio per varietà finora relegate a un ruolo di secondo piano.












