Chi pensava di aver già visto tutto si metta comodo, perché non è così. Partiamo dall’inizio: può succedere che i creatori di gioielli e monili, gente alla costante di ricerca di nuove tendenze da lanciare, si ritrovino di fronte all’oggettiva mancanza di nuove zone del corpo umano da esplorare. Escludendo le parti che il buon gusto (e la giustizia) proibiscono di esporre in pubblico, non è che in effetti resti poi molto da scoprire: le orecchie, le labbra, il collo, le mani, le caviglie, le dita, l’ombelico e perfino gli incisivi sono preda a millenni di coloro che creano gioiellame. Cosa resta fuori? Semplice, il naso.

Certo, si può obiettare che su anche quello, volendo, in questo anni si è visto di tutto, dal piercing agli anelli septum, ma qualcuno si è messo a guardare con attenzione scoprendo che l’epidermide intorno ai due fori nasali è ancora una terra tutta da esplorare. Un qualcuno che ha perfino un nome, anche se d’arte: Joanne T., di professione designer, diplomata a pieni voti presso la “Central Saint Martins”, celebre istituto londinese di arte e design dove ha studiato gente come John Galliano, Stella McCartney e Alexander McQueen.

La sua idea, battezzata Nasalwear, nasce dallo studio delle tradizioni malesi, posto dove la chirurgia estetica è molto diffusa e le tecniche sempre meno invasive. Per arrivare al punto, si tratta di gioielli per il naso, autentiche sculture che incorniciano il setto nasale: valorizzano, nascondono e incuriosiscono, dando mistero. E forse un po’ di inconvenienti in caso di raffreddori e/o influenze.

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