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Monica Werling da bambina passava molti pomeriggi nel retrobottega di famiglia, in piazza San Carlo, mentre il nonno lavorava. Studiava, dava una mano con le cose più semplici, e ogni tanto girava le caramelle insieme al fratello e ai cugini.

Guardava un mestiere che oggi non esiste più: le “marronere”, donne specializzate vestite di nero, che pelavano i marroni a mano intorno a un grande calderone di rame. Quella scena, ricorda ridendo, da piccola le faceva anche un po' paura. Dopo la pelatura, i marroni restavano a candire per circa ottanta ore, lo stesso procedimento che ancora oggi porta alla firma più riconoscibile della pasticceria: il marron glacé.

Quella pasticceria è “Stratta”, che quest’anno compie 190 anni. Aprì nel 1836 sotto i portici di piazza San Carlo, dentro il settecentesco Palazzo Solaro del Borgo, quando in mezzo alla piazza non c'era ancora il monumento equestre dedicato al duca Emanuele Filiberto, il celebre “Caval 'd Brons”, arrivato due anni più tardi.

A fondarla furono i confettieri Stratta e Reina, che decisero di uscire dal laboratorio per aprire uno spazio di vendita diretta al pubblico. Dal 1858 la conduzione passò ai Fratelli Stratta, e da lì il negozio cominciò a intrecciarsi con la vita mondana e politica della città.

Da quasi due secoli, tra le vetrine di Stratta passano caramelle, confetti, cioccolato, frutta candita e marrons glacés, a cominciare da un'epoca in cui Torino era capitale del Regno e crocevia di feste, ricevimenti e diplomazia.

La corte sabauda le riconobbe il titolo di “Fornitore della Real Casa”, ancora oggi ricordato dallo stemma esposto in negozio. Tra i clienti abituali c'era anche Camillo Benso conte di Cavour: una fattura conservata al Castello di Santena, datata 4 aprile 1860, registra un suo ordine da 2.547 lire e 60 centesimi, comprendente 29 kg di marrons glacés, 18 di sorbetto e 37 di frutta caramellata, oltre a paste di forno, confetture e meringhette.

Secondo quanto tramandato, servivano per i ricevimenti organizzati con i diplomatici europei, in pieno lavorio per costruire alleanze intorno al nascente Regno d'Italia.

Nell'Ottocento Stratta era considerata una delle caffetterie più belle d'Europa, e non solo per l'eleganza degli arredi: già nel 1840 fu tra i primi esercizi del centro storico a dotarsi di illuminazione a gas sulla propria facciata, in una città che stava rapidamente cambiando volto. Gli ambienti originali, restaurati nel 2010, conservano ancora oggi gli arredi in stile carloalbertino e la facciata in legno d'epoca, elementi che hanno permesso a Stratta di entrare nell'elenco dei “Locali Storici d'Italia”.

La famiglia di Monica Werling entra nella storia di Stratta alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, quando l'attività fu rilevata da Oreste Monzeglio. Prima di tornare a Torino, Monzeglio aveva vissuto in Venezuela, dove la famiglia gestiva “Las Flores”, una caffetteria-pasticceria specializzata soprattutto in catering.

Da lì la conduzione è passata alle generazioni successive e oggi in azienda ci sono Monica e Dario Werling, rispettivamente alla guida della confetteria storica e del ramo banqueting e catering, con la presenza discreta ma costante di Rosa Monzeglio a rappresentare la continuità familiare.

Con Matteo Rangoni, figlio di Monica, Stratta è arrivata alla quarta generazione. Dopo un periodo trascorso all'estero e un percorso professionale diverso, Rangoni ha scelto di tornare a Torino per entrare in azienda e occuparsi soprattutto dell'area commerciale.

Stratta gli è sempre interessata, racconta la madre, anche quando viveva lontano, finché non ha deciso che voleva tornare e occuparsene di persona. Per Monica Werling il confine tra negozio e famiglia non è mai stato netto: a tavola, ricorda, si parlava sempre di Stratta, delle novità da provare, della vetrina da cambiare. Era semplicemente parte della vita quotidiana.

Anche i prodotti raccontano il passaggio tra le generazioni. Al nonno di Monica è legato il ricordo di un piccolo angolo del negozio dove un tempo si beveva vino o vermouth accompagnati da pochi panini e tramezzini: da una sua ricetta è nato in seguito il “Vermouth Stratta”, oggi affiancato da un bitter e da un gin.

La “Caramella Stratta” conserva ancora la forma tradizionale, dura fuori e con una goccia morbida all'interno, mentre la “Torta Adri”, ideata circa settant'anni fa da zia Adriana con pan di Spagna, crema diplomatica e lamponi freschi, è diventata una delle specialità più riconoscibili della casa.

Completano il catalogo storico le “Gioie di Cavour”, le praline, i marrons glacés, i gianduiotti e le scatole di bonbon con la grafica San Carlo, realizzate a mano da artigiani piemontesi e rinnovate secondo le ricorrenze, che hanno reso Stratta riconoscibile ben oltre i confini di Torino.

Per celebrare l'anniversario, il 9 settembre alle 18 Stratta organizza un appuntamento al “Circolo Società del Whist”, un altro luogo storicamente legato alla vita aristocratica e culturale torinese. In quell'occasione debutteranno una nuova caramella e una monoporzione create per i 190 anni.

Più che un traguardo, il compleanno diventa un passaggio tra ciò che resta fermo, come le ricette di famiglia e il lavoro manuale degli artigiani, e ciò che continua a muoversi: il desiderio, ribadito a ogni generazione, di innovare senza mai tagliare il filo con la propria storia.