Alla Reggia di Venaria c'è una mostra che racconta mezzo secolo di storia italiana attraverso gli occhi di una famiglia. Si intitola “Robino. Eredità visive di tre generazioni” e rimarrà aperta lungo la Promenade della Galleria Alfieriana dal 28 maggio al 30 agosto 2026.
In tutto 139 fotografie, più video e animazioni digitali, per ripercorrere 75 anni di immagine, dalla pellicola all'intelligenza artificiale. Una scelta di sede non casuale: la Reggia, residenza sabauda alle porte di Torino, ospita la mostra all'interno del proprio percorso di visita, senza biglietto separato.
Al centro c'è una genealogia: il padre Stefano, il figlio Paolo e il nipote Filippo. Tre torinesi o quasi, tre epoche, tre modi diversi di fare i conti con la luce e la macchina. Il filo che li tiene insieme non è solo il cognome ma la convinzione, tramandata e trasformata, che l'immagine tecnica sia un linguaggio serio, capace di documentare e interpretare il mondo.
Stefano Robino (1922–2017) apre la mostra con 85 stampe realizzate tra il 1948 e il 1970. La sua storia è quella di un autodidatta con una traiettoria improbabile, nel 1939 inizia come disegnatore tecnico alla Fiat Grandi Motori, poi due anni in Marina, l'Accademia Albertina dove si perfeziona sotto la guida di Luigi Spazzapan e Filippo Sartorio.
Di colpo, la pittura lascia il posto alla fotografia: si iscrive al Gruppo Fotografi Fiat e comincia a collezionare premi, il primo alla V Gara “Motta Ferrania” nel 1955, l'Obiettivo d'Argento alla Mostra Annuale Fiat nel 1956, l'Orso d'Oro al Salone Internazionale di Biella nel 1957.
Le sue immagini finiscono su “Life”, “Leica Photografie” e “Modern Photography”, e le sue stampe sono oggi conservate al “Metropolitan Museum” di New York e al “Museum of Fine Arts “di Houston. Non diventerà mai un professionista: dirigeva il laboratorio fotografico della Fiat Grandi Motori, poi l'ufficio pubblicità della Grandi Motori Trieste, con la fotografia destinata ad essere sempre un'altra cosa parallela.
La mostra presenta le sue serie più note, “Luoghi, Fabbriche, Figure,Racconti”, più una sezione inedita che è forse la più interessante, “l'Archivio rivisitato”, costruita con immagini che Stefano non aveva mai scelto di stampare. Un ribaltamento di prospettiva firmato dai curatori Pierangelo Cavanna e Paolo Robino: non quello che l'autore voleva mostrare, ma quello che il tempo ha reso visibile.
Paolo Robino (1952) occupa la sezione centrale con 54 fotografie che coprono cinquant'anni di carriera: dai primi anni Settanta, quando ancora studente di Architettura raccoglie l'eredità del padre, fino alle produzioni più recenti.
Professionista dal 1978, ha costruito la propria specializzazione sulla documentazione del patrimonio artistico e architettonico, collaborando con le Soprintendenze e realizzando campagne pluriennali su San Vitale e Galla Placidia a Ravenna, quattro anni di lavoro per la collana “Mirabilia Italiae” curata da Salvatore Settis, su Palazzo Te a Mantova e Sant'Apollinare in Classe.
Accanto alle architetture, alcuni ritratti e figure ambientate: "tracce affettuose di legami personali e professionali", dice il comunicato. Il passaggio dall'analogico al digitale, dentro il suo lavoro, è visibile ed è anche il tema implicito dell'intera mostra.
Il nipote Filippo (1987) chiude il cerchio e lo sposta altrove. Nato a Forno Canavese, laureato in Architettura a Torino come il padre, con una tesi in modellazione 3D, ha percorso un itinerario internazionale che lo ha portato in Inghilterra, Scozia, Monaco di Baviera con Trixter, Melbourne con Iloura dove ha guidato un team di cinque artisti nella produzione di “Aquaman”, e infine Wellington in Nuova Zelanda con “Weta Digital”.
Nel 2019 è rientrato in Italia e ha fondato “Alps Studios” a Torino, specializzato in effetti visivi: 40 lungometraggi e serie TV all'attivo, una nomination ai David di Donatello nel 2023 per i migliori effetti visivi nel film “Dampyr”. In mostra porta uno showreel delle sue produzioni per cinema, televisione, videogiochi e spot pubblicitari, più un video in cui le fotografie del nonno Stefano vengono animate con l'intelligenza artificiale.
La mostra è curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude ed è inclusa nel biglietto d'ingresso alla Reggia. Il catalogo sarà pubblicato da Nomos Edizioni.














