Quando cala il buio sulla Val di Susa, per due settimane all'anno il profilo della Sacra di San Michele torna a proiettare verso l'alto un raggio luminoso visibile a chilometri di distanza. Dal 17 al 30 settembre, in occasione della ricorrenza dell'Arcangelo che cade il 29, l'abbazia sul monte Pirchiriano riaccende la “Spada di Luce”, l'installazione che dal 2021 trasforma un fascio artificiale nella reinterpretazione contemporanea dell'arma con cui la tradizione cristiana descrive San Michele nella lotta contro le forze del male.
Il raggio viene proiettato con un'inclinazione fissa di 47 gradi, orientato verso est lungo l'asse del grande finestrone absidale della Sacra, nella stessa direzione in cui sorge il sole ogni mattina. Le fonti più recenti concordano su una lunghezza del fascio di 5 km, un salto rispetto ai 3 dichiarati nelle prime edizioni. L'installazione sarà accesa ogni sera dalle 20.30 fino a mezzanotte.
Dietro l'effetto scenografico si nasconde un'idea nata dal fotografo Franco Borrelli, autore di diverse pubblicazioni dedicate alla storia e all'architettura della Sacra, che ha trasformato l'intuizione in un progetto tecnico insieme ai light designer dell'azienda “Space Cannon”, specializzata in illuminazione scenografica e architettonica. Il risultato punta a unire fede, arte e tecnologia, restituendo a uno dei monumenti simbolo del Piemonte la capacità di parlare non solo ai fedeli, ma anche ad appassionati di storia, escursionisti e curiosi.
Al di là del dato tecnico, il significato più profondo che gli organizzatori attribuiscono all'installazione riguarda io contrasto tra luce e tenebre, verità e illusione, coraggio e paura: un messaggio che, secondo il rettore della Sacra don Claudio Papa, punta a offrire un segno condivisibile da chiunque si trovi ad attraversare la valle in quelle sere di settembre, credente o menoe.
La scelta della Sacra come palcoscenico di questa messa in scena luminosa non è casuale. Le origini dell'abbazia risalgono alla fine del X secolo, quando secondo la tradizione San Giovanni Vincenzo, vescovo di Ravenna, avviò sul monte Pirchiriano la costruzione di una chiesa dedicata a Michele dopo una visione dell'Arcangelo. Nel corso dei secoli il complesso è diventato uno dei principali riferimenti religiosi e architettonici della regione, prima sotto la guida benedettina, poi attraversando un lungo periodo di decadenza fino al 1836, quando Carlo Alberto di Savoia ne affidò la custodia ad Antonio Rosmini e all'ordine da lui fondato, ancora oggi responsabile della gestione del sito.
Dal 1994 la Sacra è riconosciuta per legge regionale come monumento simbolo del Piemonte, e secondo una leggenda diffusa tra gli studiosi di simbologia cristiana rientrerebbe anche nella cosiddetta “linea di Michele”, la traiettoria immaginaria che collegherebbe sette santuari dall'Irlanda alla Terra Santa, disegnata secondo il racconto popolare da un unico colpo di spada inferto dall'Arcangelo durante lo scontro con le forze del male.
Chi vuole assistere all'accensione da vicino, e non limitarsi a osservare la scia del fascio da lontano, può scegliere due date che affiancano l'illuminazione con altrettanti appuntamenti serali all'interno dell'abbazia.
Il 19 settembre è in programma lo spettacolo “Ab Origine”, mentre il 26 settembre torna il tradizionale “Concerto di San Michele”, quest'anno affidato al Coro e Orchestra della Sacra diretti dal maestro Enrico Euron. Nelle altre serate del calendario, dal 17 al 30 settembre, il raggio resta comunque visibile dall'esterno del complesso, ben oltre i confini del monte su cui sorge l'abbazia.











