Tra tutte le ricette che potrebbero rappresentare l'estate italiana al ristorante, gli italiani hanno le idee piuttosto chiare, e la scelta cade con un margine netto su un unico piatto. Secondo tre report diffusi dalla piattaforma di prenotazione “TheFork” in occasione del picco estivo, gli spaghetti allo scoglio vengono indicati dal 51% degli intervistati come la portata che meglio racchiude l'atmosfera della bella stagione, un risultato che stacca nettamente qualsiasi altro concorrente in classifica.
Al secondo posto si piazza il pesce spada alla griglia, scelto dal 13% del campione, seguito dal vitello tonnato al 7%, ricetta di origini piemontesi che ha ormai conquistato una posizione stabile tra i piatti associati all'estate nonostante non nasca affatto come specialità marinara. Chiudono la parte alta della classifica il carpaccio con rucola e grana, preferito dal 6% degli intervistati, e il prosciutto e melone, fermo al 5%, abbinamento che da decenni rappresenta la scorciatoia più semplice verso un pranzo fresco e veloce.
Il dettaglio più interessante dei report, però, riguarda un filone che i ricercatori definiscono nostalgia food: piatti che sembravano ormai confinati ai ricordi di famiglia e che stanno tornando con decisione sui menu dei ristoranti. Cocktail di gamberi, coppa di gamberi in salsa rosa, macedonia con gelato, gran coppa al caffè e persino i tortellini panna e prosciutto stanno riguadagnando terreno, riportando in tavola con precisione la scena gastronomica degli anni Ottanta e Novanta.
Accanto a questa spinta verso il passato convivono fenomeni molto più recenti, spesso nati e amplificati sui social network. Il 75% degli italiani in vacanza continua a preferire ristoranti che propongono le ricette della cucina tipica locale, ma quando si tratta di sperimentare emergono proposte decisamente più stravaganti: il gelato alcolico premium, risultato dell'incontro tra gelateria e mixology, convince il 16% degli intervistati, mentre il cosiddetto “Dubai Chocolate everything”, l'accostamento tra cioccolato, crema al pistacchio e pasta kataifi applicato indistintamente a torte e bevande, arriva al 15%. Più di nicchia ma comunque presenti la “dirty soda”, unione di soda e panna montata, e la “chamoyada” messicana, granita a base di mango accompagnata da salsa agrodolce-piccante chamoy, scelte dal 7% del campione come piccoli piaceri quasi da nascondere.
Il cambiamento più significativo, tuttavia, riguarda meno il contenuto del piatto e più il modo in cui ci si siede a tavola. La formula che raccoglie il maggior interesse è la “dinner performance”, indicata dal 13% degli intervistati, un format che fonde la cena con musica dal vivo, teatro o altre forme di intrattenimento dal vivo. Poco sotto, tutti intorno all'8%, si posizionano i food tour pensati per scoprire le specialità gastronomiche di una destinazione, le cene organizzate in location non convenzionali e gli chef's table, che permettono di osservare da vicino la preparazione dei piatti e dialogare direttamente con chi cucina. Cresce anche il gradimento per il pasto in solitaria: 7 intervistati su 10 dichiarano di sentirsi ormai a proprio agio nel mangiare da soli al ristorante, segnale che il tavolo apparecchiato per una sola persona sta progressivamente perdendo lo stigma che lo ha accompagnato a lungo.











