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Milo Manara ha quasi ottant'anni e sta lavorando a un adattamento di “Sin City”. Prima ancora, ha completato “Il nome della rosa” di Umberto Eco a fumetti. E prima Caravaggio, i Borgia, Fellini, Hugo Pratt, Marvel, DC Comics. Viene il sospetto che quest'uomo non sappia cosa farsene del riposo, o semplicemente abbia deciso che il mondo è troppo interessante per smettere di disegnarlo.

La mostra “Manara e l'arte del racconto: letteratura, cinema e storia” che gli dedica “Torino Comics”, aperta fino al prossimo 28 giugno nella Sala delle Arti del Parco Generale Dalla Chiesa di Collegno, mette in fila oltre 50 tra tavole originali, riproduzioni, storyboard e materiali rari: il consueto arsenale delle grandi retrospettive, usato su un autore che del consueto ha fatto sempre carta straccia.

Nato a Luson, in provincia di Bolzano, nel 1945, Manara ha attraversato più di mezzo secolo di fumetto lasciando segni ovunque e tornando raramente sui propri passi.

Gli esordi a fine anni Sessanta su riviste minori, le prime collaborazioni con Alfredo Castelli e Mario Gomboli, poi l'approdo al fumetto d'autore negli anni Settanta con Lo Scimmiotto e Alessio, il borghese rivoluzionario. Nel 1978 arriva Giuseppe Bergman, primo grande successo, e con gli anni Ottanta arriva la notorietà mondiale.

Una carriera costruita per accumulo in cui ogni nuovo progetto sembra in apparente contraddizione col precedente, eppure riconoscibile a colpo d'occhio per quel tratto preciso e la straordinaria capacità di far sembrare naturale ciò che non lo è.

Il cuore della mostra ruota intorno ad alcune delle collaborazioni più improbabili e riuscite della storia del fumetto italiano. Con Federico Fellini, Manara ha realizzato Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna: oggetti culturali difficili da classificare e facilissimi da amare, nati dall'incontro tra due immaginari che avrebbero potuto schiacciarsi a vicenda e invece si sono moltiplicati.

Sullo stesso piano di ambizione i cicli dedicati a Caravaggio e ai Borgia, dove Manara affronta la storia non come scenografia ma come materia da reinterpretare.

Le opere esposte variano dai 50x70 ai 70x100 cm, e visto da vicino, il lavoro di Manara rivela quello che le riproduzioni tendono ad appiattire: la costruzione per strati, la cura del dettaglio, la ricerca compositiva che precede ogni singola vignetta. Non è il fumetto inteso come intrattenimento veloce e monouso, ma una forma espressiva che si prende tutto il tempo di cui ha bisogno.

Accanto alle tavole trovano spazio ritratti e illustrazioni dedicati a protagonisti della musica, del cinema e della cultura internazionale, che restituiscono al lavoro di Manara il ruolo di profondo osservatore.

Il sindaco di Collegno Matteo Cavallone e l'assessora alla cultura Clara Bertolo hanno speso parole appropriate per l'occasione, come si conviene quando si ospita uno dei maestri riconosciuti del fumetto internazionale. L'Associazione culturale Torino Comics, che ha organizzato l'esposizione con il contributo del Comune e la collaborazione di Comicon e altre realtà del settore, ha anche allestito un bookshop interno con litografie, poster autografati e merchandising.

Chi volesse incontrare Manara di persona potrà farlo a fine maggio, quando sarà l’ospite d'onore alla 30esima edizione di Torino Comics, dal 30 maggio al 1° giugno, sempre tra la Certosa Reale e il Parco Generale Dalla Chiesa.

INFO PRATICHE

Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia

dal 17 aprile al 28 giugno

Sala delle Arti - Parco Generale Dalla Chiesa

via Torino 7, 10093 - Collegno (TO)

Orari – mart/ven 15/19, sab/dom 10/19. Lunedì chiuso

Ingresso – 9 euro, prevendite su Ticketone.it