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di Giorgio Cortese

Dietro la casa del nonno Domenico c’era un vecchio frutteto che sembrava appartenere a un altro tempo. Gli alberi avevano tronchi pieni di nodi e rami così grandi da formare, d’estate, un grande tetto verde. Tra tutti, però, c’erano due alberi di pesche che il nonno curava con particolare attenzione.

Un mattino d’agosto, Matteo e Gabriele arrivarono correndo nel frutteto.

«Nonno, siamo venuti ad aiutarti!» gridò Matteo.

«E siamo pronti anche a mangiare le pesche!» aggiunse Gabriele ridendo.

Il nonno rise e consegnò loro due piccoli cestini: «Allora vediamo se siete più bravi a raccogliere o a mangiare.»

I due bambini si guardarono e scoppiarono a ridere.

Il nonno indicò una pesca grande e dorata: «Quella è pronta. Matteo, prova a raccoglierla.»

Matteo la prese delicatamente e la staccò dal ramo: «È morbidissima!»

Il nonno la osservò per qualche secondo, poi sorrise: «Sapete, quando ero bambino, proprio sotto questo albero mi sedevo con mia sorella Domenica.»

«Davvero?» domandò Gabriele.

«Davvero. Una volta ne mangiammo così tante che mia mamma ci trovò con la pancia piena e le mani tutte appiccicose.»

I bambini scoppiarono a ridere.

«E vi sgridò?» chiese Matteo.

«No. Ci guardò e disse: “Almeno avete imparato a condividere”.»

Il nonno prese la pesca, la divise in tre parti e ne diede una a ciascuno: «Questa pesca mi ha fatto ricordare una cosa importante: i ricordi diventano più belli quando li condividiamo.»

Continuarono a raccogliere. Ogni pesca sembrava avere una storia.

Una gli ricordò il primo giorno di scuola della loro mamma.

Un’altra gli fece tornare alla mente un’estate trascorsa con zio Matteo al quale era molto legato.

Una terza gli ricordò il giorno in cui il nonno aveva piantato quegli alberi, tanti anni prima.

A un certo punto Gabriele trovò una pesca enorme: «Questa è mia!»

Matteo lo guardò serio: «Ma dobbiamo metterla nel cestino.»

Gabriele la strinse per un momento, poi la porse al nonno.

«Va bene. Però dopo ne mangiamo una pesca insieme.»

Il nonno annuì: «È proprio così che si fa.»

Il sole cominciava a scendere quando i cestini furono finalmente pieni. Il nonno si sedette sotto il vecchio pesco e chiamò i bambini accanto a sé: «Sapete qual è la pesca più importante di tutte?»

Matteo guardò il cestino: «Quella più grande?»

«No.»

Gabriele ci pensò: «Quella più buona?»

Il nonno sorrise: «No. È quella che mangiamo insieme a qualcuno a cui vogliamo bene.»

Prese una pesca, la divise in tre parti e ne diede una a Matteo, una a Gabriele e tenne l’ultima per sé.

Rimasero tutti e tre in silenzio ad assaporare quel frutto dolce e profumato.

Il vecchio frutteto sembrava ascoltarli e per un momento il nonno non vide più soltanto due bambini davanti a sé. Vide anche il bambino che era stato e tutte le estati che aveva custodito nel cuore.

Quando tornarono verso casa, Matteo si voltò indietro: «Nonno, domani possiamo tornare?»

«Certo.»

Gabriele sorrise: «E magari ci racconti un’altra storia.»

Il nonno guardò gli alberi carichi di frutti.

«Volentieri. Perché in questo frutteto ci sono ancora tante pesche da raccogliere e tante storie da ricordare.»

I ricordi sono come pesche mature: diventano più dolci quando vengono condivisi. Il tempo passa, ma ciò che viviamo insieme alle persone che amiamo può continuare a vivere per sempre nel nostro cuore.