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di Giorgio Cortese

Ogni anno, il 25 novembre, il mondo si ferma per riflettere sulla Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999. La data è scelta in memoria delle sorelle Miraba: Patria, Maria Teresa e Minerva, chiamate “Mariposas”, uccise brutalmente nel 1960 per il loro coraggio e impegno contro la dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana. La loro lotta diventa simbolo universale di resistenza, libertà e dignità.

Il rosso, colore scelto per la giornata, si manifesta attraverso scarpe e panchine rosse, simboli della denuncia contro i femminicidi e la violenza domestica. Le scarpe rosse nascono come opera dell’artista messicana Elina Chauvet, per ricordare le vittime di violenza, mentre la panchina rossa invita a riflettere sulla gravità di un fenomeno che avviene spesso all’interno della famiglia e della comunità.

Educare alla non violenza, parlare di violenza assistita, prevenire gli stereotipi di genere e promuovere l’affettività nelle nuove generazioni sono passi concreti verso una società più giusta. È necessario offrire sostegno alle vittime, promuovere la consapevolezza e lavorare insieme per un futuro in cui la violenza non trovi più spazio.

Ogni scarpa rossa, ogni panchina vuota, ogni sedia rossa, ogni gesto di solidarietà racconta una storia di dolore ma anche di speranza. La memoria delle Mariposas ci ricorda che il coraggio può sfidare l’oscurità, e che l’amore, la giustizia e la dignità sono fiori che fioriscono anche nei luoghi più inaspettati. In un mondo dove il silenzio può essere complice della violenza, la voce, l’ascolto e il rispetto diventano la nostra più potente rivoluzione: il cammino verso un domani in cui ogni donna possa camminare libera, sicura e pienamente sé stessa.