Dal blog di Giorgio Cortese.

Il progetto del fotografo artista favriese Pietro Nizzia mi ha suggerito questa riflessione. Il mondo che abitiamo, da questa primavera a oggi, si è quasi trasfigurato. A causa di un essere vivente invisibile abbiamo cambiato, senza volerlo, le nostre abitudini quotidiane, il modo di relazionarci con gli altri, il modo di lavorare, il modo di stare a casa. Oggi il tempo libero e il tempo del lavoro stanno ridefinendo i loro confini e i contatti sociali hanno mutato forma in una forzata convivenza e di solitudine, insieme a un confinamento sempre più controllato portano a trovare nuove strategie di contatto, che ridefiniscono spazi pubblici e privati, intimi e comunitari.

Nella Comunità in questi mesi le saracinesche serrate, hanno cambiato le strade sia modo materiale, economico e simbolico. Ciò che mi faceva sentire sicuro a fine febbraio, oggi dopo tanti mesi sembra non aver più questo potere, lasciando posto a una percezione di insicurezza diffusa che si associa alla paura del contagio e, forse, non solo ad essa.  Percepisco nell’aria e tra le persone che incontro per lavoro un disagio diffuso che pare avere connotazioni davvero inedite rispetto a esperienze traumatiche e catastrofiche già vissute come esseri umani come i terremoti e le guerre, quelle era circoscritte, questa è globale e non risparmia nessun luogo.

Scriveva John Donne, la famosa frase usata anche da una pubblicità recentemente che nessun uomo è un’isola, completo in sè stesso, ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Ecco io vorrei aggiungere che è èarte integrante di una Comunità dove vive, siamo in questo moltyo simili alle api che sono insieme e non individui e fuori dalla comunità non possono vivere.

Ecco che nel nostro animo la parola Comunità evoca tutto ciò di cui sentiamo il bisogno e che ci manca per sentirci fiduciosi, tranquilli e sicuri di noi. E allora da questa esperienza da coronavirus choa abbiamo imparato? Che impatto ha e potrà avere sulle nostre esistenze, sulla nostra Comunità in cui viviamo e nelle Comunità in cui lavoriamo? Nella vita limitata umana visione quella che dobbiamo sentirci più vicini, perché non c’è un solo frammento isolato in tutta la natura, ogni frammento fa parte di un’unità armoniosa e completa come noi della nostra Comunità Favriese. (blog di Giorgio Cortese)

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