di Alice Rabai (Studio Life & Mind

Cosa significa essere "psicologicamente sani"? Si traduce tutto nell'assenza di patologia?
Un percorso psicologico non è da considerarsi utile solamente nei casi di grave disagio, ma è indicato per tutti gli individui che, sebbene non si trovino necessariamente in condizioni patologiche, hanno il desiderio di conoscere meglio alcune caratteristiche di se stessi per affrontare i momenti di disagio in maniera costruttiva.
Tutti noi abbiamo il diritto di sperimentare il dolore con comportamenti ritenuti sopra le righe. Chi non è mai stato un tantino paranoico con persone alle quali teneva molto? Chi non ha sperimentato un'ansia esagerata nel momento in cui ha dovuto dimostrare a se stesso di essere all'altezza di una determinata situazione? Chi non è stato leggermente istrionico nel momento in cui si è imposto sugli altri? Chi non ha mai pensato al suicidio in periodi particolarmente difficili?
Essere “psicologicamente sano” non consiste nell'assenza di sofferenza, piuttosto indica il saper utilizzare strumenti adeguati per affrontare le circostanze che la vita ci presenta. In quanto esseri umani, accettare le proprie fragilità e limiti come elementi che fanno parte dell'esistenza, implica una visione di se stessi più autentica e permette di individuare percorsi di vita unici e lontani da ogni vincolo sociale.
Il dolore, il disagio, l'angoscia e la follia possono diventare il punto di forza di ognuno di noi, lo strumento da utilizzare per affrontare la vita. Basti pensare a quanti pittori, artisti, letterati, poeti hanno creato le loro opere migliori nei momenti di massima sofferenza.
È proprio grazie a questa follia che possiamo percepire quel piccolo particolare necessario a vedere i problemi da una prospettiva diversa e trovare soluzioni lì dove mai avremmo pensato. Ecco che allora, questo disagio così tanto demonizzato, può essere visto come una risorsa, una ricchezza personale utile e necessaria per vivere la vita pienamente.

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