L'ennesimo capitolo della telenovela Asa posticipa la chiusura della vicenda ancora di qualche anno. I sindaci dei piccoli Comuni dell'alto Canavese che si sono presi l'onere del ricorso alla Corte d'Appello hanno dato un segnale ben preciso, riuscendo nell'intento (non certo scontato) di dare uno schiaffo morale ai sostenitori dell'arbitrato, contro il quale il primo ad alzare la cresta (scusate il gioco di parole) è stato Cresto, primo cittadino di Pertusio.

Due anni fa, quando annunciò il ricorso contro il lodo Asa, venne preso per matto, sbeffeggiato dalla gran parte dei colleghi sindaci. E lo stesso si può dire per il primo cittadino di Feletto, che si prese del «facinoroso» durante uno storico summit a Rivarolo. Uno dei tanti in cui, alla fine, non si decise nulla.

La Corte d'Appello, di fatto, ha dato ragione ai piccoli Comuni: Pertusio, Feletto, Oglianico, Ozegna, Busano. Giusto per citare quelli più "convinti". E anche se qualche sindaco, adesso, tenta di salire sul carro del vincitore, va ricordato che una gran parte dei Comuni, un anno e mezzo fa, intavolò la trattativa "ufficiosa" con Ambrosini, convinti (anche dalla Regione) che fosse opportuno chiudere la vicenda pagando almeno una parte del dovuto.

Il lodo Asa, invece, è stato annullato. Non vuol dire che i Comuni non saranno chiamati a pagare. Anzi: la Corte d'Appello ha stabilito che i debiti contratti da Asa tra il 2008 e il 2010 dovranno essere ripianati proprio dai soci. Col rischio che, una volta ultimato il conteggio, la cifra sia persino superiore a quella proposta un anno e mezzo fa nell'accordo (poi non raggiunto) con Ambrosini. L'unica certezza, a questo punto, è che, con un eventuale ricorso in Cassazione, l'intera vicenda non si concluderà prima del 2020-2021. Con tanti saluti ai creditori... (dal blog del direttore).

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