CANAVESE - Il Canavese invaso dalla popillia japonica, il coleottero giapponese che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando. Il consigliere regionale del PD, Alberto Avetta, chiede più risorse e interventi efficaci, oltre a ristori per i produttori: «A rischio il comparto della frutta e della produzione di vino».
«Anche quest’anno, com’era ampiamente previsto, registriamo una diffusione preoccupante in tutto il Canavese e nelle vicine pianure del vercellese e biellese, da Borgo D’Ale verso nord-est, della popillia japonica nelle piantagioni da frutto e nelle vigne, in particolare nelle coltivazioni biologiche. Siamo di fronte ad un flagello ormai conosciuto, che rischia di compromettere la vocazione eno-gastronomica ed eno-turistica del nostro territorio, danneggiando in particolare la produzione di frutta e dell’Erbaluce di Caluso (tra 1,2 e 1,6 milioni di bottiglie ogni anno) - spiega Alberto Avetta - Il Piano d’azione attivato dalla Regione Piemonte per il contenimento della diffusione del coleottero (Piano che include alcuni Comuni canavesani nell'elenco delle “zone infestate” o delle relative aree cuscinetto), finora non risponde appieno alle attese dei produttori. Le fotografie scattate in questi giorni nelle vigne e nei frutteti di questa parte del Piemonte raffigurano uno scenario desolante. Le trappole sono troppo poche per riuscire contrastare la dimensione del fenomeno e la posa delle stesse procede a rilento: servono più risorse. La Giunta Cirio, forte dell’esperienza degli anni passati, avrebbe dovuto avere piena contezza dell’entità del problema e delle necessità per affrontarlo. Forse siamo ancora in tempo per correggere e rendere più efficaci gli interventi programmati ma servono investimenti adeguati».
Il consigliere regionale Alberto Avetta ha presentato un’Interrogazione relativa alla diffusione della popillia japonica: «Occorre, inoltre, predisporre un piano d’intervento mirato a risarcire i produttori che vedessero ridotte o addirittura azzerate le produzioni 2026. Il comparto frutticolo e quello enologico sono già duramente colpiti da altre gravi problematiche (siccità, crisi del vino, ecc.); pertanto, servono interventi di contrasto più efficaci e risarcimenti ai produttori, anche per evitare che i turisti del vino fuggano dal Canavese e che l’impegno di tanti giovani vignaioli canavesani venga compromesso».












