CHIVASSO - L'attuale sindaco di Chivasso, Claudio Castello, non ha diffamato l'ex primo cittadino Renato Cambursano quando, in Consiglio comunale, criticò alcune delle scelte compiute in passato nell'amministrazione della città. Il tribunale di Ivrea ha archiviato il procedimento penale a carico dell'attuale primo cittadino.
«Da tempo sono oggetto di frequenti attacchi politici provenienti da una parte che ritiene legittimo colpire, insinuare, delegittimare - ha scritto Castello sui social - è un fenomeno che non riguarda solo Chivasso: fa parte di un clima nazionale in cui il confronto politico, invece di restare sui contenuti, scivola troppo spesso verso lo scontro personale. E tuttavia, quando si esercita il diritto di critica, sacrosanto in democrazia, capita che proprio coloro che attaccano con più veemenza si indispettiscano e arrivino persino a rivolgersi a un tribunale per contestare opinioni espresse in sede istituzionale».
«Oggi posso comunicarvi che il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ivrea ha disposto l’archiviazione del procedimento per diffamazione avviato nei miei confronti da un ex sindaco che si era sentito offeso da un mio intervento nel Consiglio comunale del 28 febbraio 2024. L’ordinanza chiarisce che le parole pronunciate in quella sede rientravano pienamente nel diritto di critica, un principio fondamentale della nostra democrazia e dell’attività politica, che consente di esprimere valutazioni anche forti quando si discutono scelte pubbliche che riguardano la vita della comunità».
«In quella seduta, come molti ricorderanno, stavo criticando una scelta amministrativa del passato: la decisione di posizionare l’ospedale in un’area inidonea, una scelta che oggi sta mostrando tutti i suoi limiti, sia in termini di accessibilità, sia di sicurezza, sia di capacità di rispondere ai bisogni reali del territorio. Il GIP ha concordato con il PM e con il mio difensore, l'avvocato Andrea Castelnuovo, sul fatto che nelle mie dichiarazioni non vi fosse alcuna diffamazione ma una giusta e corretta critica politica. Alla quale, osservo, nessuno può mettere il bavaglio. La politica, soprattutto quella locale, vive di confronto, di responsabilità e talvolta di toni netti».
«Il diritto di critica è uno strumento essenziale per garantire che le istituzioni possano discutere apertamente delle decisioni che hanno segnato il territorio, senza che il dibattito venga trasformato in terreno di scontro giudiziario. Difendere questo diritto significa difendere la democrazia, la trasparenza e la possibilità di migliorare ciò che non funziona. Come sindaco, ho sempre interpretato il mio ruolo con un orientamento chiaro: parlare con sincerità, denunciare ciò che non risponde all’interesse pubblico, proporre soluzioni, assumermi la responsabilità delle parole e delle scelte. Accolgo questa ordinanza con soddisfazione e con rinnovato senso di responsabilità. Ringrazio chi mi è stato vicino e chi ha creduto nella correttezza del mio operato. Continuerò a lavorare con determinazione per una Chivasso più giusta, più moderna e più attenta ai bisogni delle persone. La politica non è un esercizio di forma: è un impegno quotidiano verso la comunità. E questo impegno, da parte mia, non verrà mai meno».











