IVREA - L’onorevole Alessandro Giglio Vigna (Lega) annuncia di aver presentato un’interrogazione parlamentare al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali in merito alla scelta di Konecta SpA di chiudere entro giugno 2026 le sedi di Asti e Ivrea, concentrando tutte le attività a Torino. Una decisione che coinvolge oltre 1000 lavoratrici e lavoratori e che «rischia di generare un impatto devastante su due territori già fragili».
«La chiusura delle sedi di Ivrea e Asti - afferma Giglio Vigna - rappresenta una scelta inaccettabile e miope, che ignora completamente la realtà economica e sociale locale. Parliamo di un insediamento industriale fondamentale: perderlo significherebbe desertificare due intere comunità». Il deputato sottolinea come le lavoratrici e i lavoratori abbiano segnalato «una situazione insostenibile», rilevando che «per chi percepisce stipendi tra i 750 e i 1.100 euro, affrontare trasferimenti quotidiani verso Torino non è semplicemente difficile: è impossibile».
«È ancora più grave - continua - che l’azienda non abbia offerto alcuna alternativa concreta: né una riorganizzazione su più sedi, né un utilizzo strutturale dello smart working, né piani di riconversione. Nulla. E nel frattempo l’indotto locale rischia di crollare: parliamo di pulizie, guardiania, servizi, un intero ecosistema economico che verrebbe spazzato via».
Giglio Vigna denuncia inoltre come la decisione sembri rispondere più a una logica di accentramento che a reali esigenze operative: «Non siamo davanti a un problema logistico, ma a una strategia che lascia territori come Ivrea completamente esposti a un processo improvviso di deindustrializzazione. Questo non possiamo permetterlo». Con l’interrogazione depositata, il deputato chiede ai Ministeri se abbiano già attivato - o intendano attivare - interventi immediati per far fronte alla crisi. «Ho chiesto al Governo di intervenire con forza e tempestività - dichiara - perché difendere questi lavoratori significa difendere il tessuto produttivo, il reddito delle famiglie e la dignità di due territori».






