IVREA - Non è finita ad aprile la delicata vicenda dei lavoratori Konecta di Ivrea. La sede non chiuderà ma l'azienda ha fatto sapere di voler comunque trasferire a Torino una quarantina di dipendenti della sede eporediese. Si tratta dei lavoratori che si occupano di attività di «backoffice non telefonico». Sono i cosiddetti addetti «non cuffiabili» o che lo sono parzialmente a causa di patologie certificate, impiegati in mansioni che, secondo l'azienda, non sono più previste dal piano aziendale nelle sedi di Ivrea e Asti.
«La vicenda Konecta continua a preoccuparci molto, perché conferma le nostre perplessità sugli impegni assunti dall’azienda solo pochi mesi fa - dice il consigliere regionale del Pd, Alberto Avetta - pare evidente che l’intenzione sia tuttora quella di svuotare progressivamente le sedi di Ivrea e di Asti. Anche a spese della fascia di lavoratori più in difficoltà».
«Il trasferimento di decine di lavoratori di Konecta dalle sedi di Asti e Ivrea a Torino è un atto grave che disattende gli impegni assunti solo pochi mesi fa e riapre una ferita che si pensava chiusa. E, invece, l’azienda ha improvvisamente cambiato rotta, annunciando, pochi giorni fa, lo spostamento, dal 9 giugno prossimo, di tutte le attività di back office non telefonico e GED. Si tratta di una decisione che colpisce in modo particolare dipendenti part‑time, rendendo il pendolarismo quotidiano semplicemente insostenibile. La vicenda piemontese di Konecta si inserisce in una crisi di portata nazionale che sta investendo i siti produttivi di altre Regioni, tra cui la Toscana e la Calabria (sedi di Livorno, Crotone, Rende e Settingiano)», afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere all’Assessore al Lavoro che cosa intenda fare la Regione per tentare di fare revocare i trasferimenti.
«La comunicazione aziendale è arrivata come una doccia fredda per i dipendenti. Voglio capire come si sta muovendo la Regione; infatti, non può limitarsi soltanto a prendere atto delle decisioni assunte dai vertici di Konecta, ma deve intervenire con forza, tutelare i lavoratori piemontesi e pretendere chiarezza. E’ fondamentale che la Giunta regionale eserciti una pressione affinché l’azienda revochi il trasferimento unilaterale e rispetti gli accordi sottoscritti, predisponga misure territoriali di sostegno per mitigare l’impatto economico del pendolarismo forzato e avvii, finalmente, l’annunciato “documento strategico di settore” per governare l’impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sul comparto. Inoltre, deve essere avviato immediatamente un tavolo nazionale con TIM e Konecta», prosegue la Consigliera regionale Pd.
«I lavoratori di Konecta vivono da mesi in una condizione di incertezza che non è più tollerabile. La Regione deve essere al loro fianco, non spettatrice. Serve una linea politica chiara, un confronto nazionale e una strategia industriale che metta al centro innovazione e occupazione. Mi aspetto risposte chiare dall’Assessore e soprattutto un piano per sospendere i trasferimenti», conclude Pompeo.














