Galleria fotografica

MONTALENGHE - «Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste. Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica. Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica».

Così il dicastero per la dottrina della fede, nei giorni scorsi, ha deciso per la scomunica dei Lefebvriani. In Canavese la comunità ha sede a Montalenghe (nella foto) dove un'ex villa seicentesca, un tempo donata all'opera Salesiana Don Bosco, ospita il «Priorato San Carlo Borromeo», punto di ritrovo per i lefebvriani del nord ovest Italia. Nella casa risiedono tre sacerdoti ed alcune suore consolatrici del Sacro Cuore. Da quando è arrivata la scomunica, le funzioni sono proseguite regolarmente.

L'apostolato dei sacerdoti del Priorato consiste, oltre che nella predicazione periodica degli Esercizi di sant'Ignazio, nella diffusione della buona stampa, nei catechismi sia per i bambini che per gli adulti e nell'ospitalità prestata ai pellegrini che vogliono visitare le ricchezze spirituali del Piemonte. Naturalmente l'apostolato principale è quello della Santa Messa. Oltre che a Montalenghe, ogni domenica i sacerdoti celebrano la Santa Messa a Torino e a Seregno (MI); una volta al mese anche nella provincia di Pavia e di Cuneo; saltuariamente in Liguria.

«La Fraternità non è né scismatica né disobbediente. Le scomuniche lanciate contro di essa non hanno nessun effetto, perché, laddove non c’è delitto, non ci può essere neppure la pena corrispondente. La ferita c'è, ma non siamo noi ad averla causata. Siamo fiduciosi, anzi, siamo certi – in virtù delle promesse che Gesù ha fatto alla sua Chiesa – che un giorno le autorità della Chiesa torneranno all’autentica dottrina cattolica e riconosceranno la nostra completa innocenza», si legge sul sito del Distretto d'Italia della fraternità sacerdotale San Pio X.