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BOSCONERO - Chiamatelo «Sir» Coach Air. Non si ferma più, proprio come fanno i suoi talentuosi sprinter, il bosconerese Marco Airale. Il preparato e formidabile head coach professionista è stato, senza ombra di dubbio, uno dei grandi protagonisti dei recenti campionati Europei di atletica leggera, disputati dal 10 al 16 agosto 2026 all'Alexander Stadium di Birmingham, nel Regno Unito. I suoi atleti, Amy Hunt, Timothé Mumenthaler e Imani-Lara Lansiquot, hanno conquistato complessivamente 5 medaglie d'oro e una di bronzo.

In particolare, la velocista britannica, Amy Hunt, ha fatto la storia. Sotto la sapiente guida di Marco Airale, la 24enne ha vinto i 100 e i 200 metri e poi, con il team della Gran Bretagna, la 4x100 femminile e la 4x100 mista. Con questo poker di trionfi, Amy Hunt è diventata la prima atleta nella storia della rassegna continentale a riuscire in un'impresa simile. Se si aggiungono il bronzo nei 200 maschili di Timothé Mumenthaler e l'oro di Imani-Lara Lansiquot nella 4×100m femminile il team Coach Air si piazza nel medagliere generale davanti a diverse Nazioni, tra cui anche quella Svizzera che aveva «storto il naso» per la presenza dell'allenatore canavesano con la Gran Bretagna.

«Sono molto contento e soddisfatto - ci racconta Marco, che ora è a Losanna per una tappa della Diamond League - Dopo Parigi 2024, con Amy e gli atleti britannici del Team GB e di ParalympicsGB vincitori di medaglie ai Giochi Olimpici e Paralimpici siamo stati a Buckingham Palace, ricevuti dalla Principessa Anna. E' stato emozionante. Non so se è in programma anche per questi europei, ma devo dire che nel Regno Unito danno molto valore ai successi nel mondo dello sport. E' questo è davvero bello».

Il grande lavoro fatto da Marco Airale e dalla sua equipe è stato decisivo nella crescita esponenziale di Amy Hunt, vera stella dei recenti europei di atletica: «Dopo il secondo posto al Mondiale, mi aspettavo un successo nei 200 metri - spiega il coach bosconerese - Pure nei 100 i tempi di Amy erano ottimi, anche se l'ultimo mese di allenamento è stato un po' tosto con qualche problema fisico. Come ho detto, chapeau a lei per non essersi mai nascosta. Ha dichiarato subito di puntare a vincere tutto e lo ha fatto. Ha retto alla grande la pressione di essere favorita. Non è semplice. A livello tecnico, ci sono state delle sbavature, ma in queste gare conta vincere, sono importati le medaglie e Amy lo ha fatto. E' stata brava».

Olio di gomito, dedizione, determinazione e impegno: ecco la ricetta vincente di Airale: «Sono contento che il duro lavoro svolto in questi anni stia dando i suoi risultati. Sono sempre stato convinto del percorso intrapreso e sono un tipo "cocciuto", ma questi risultati rafforzano la nostra fiducia anche e soprattutto sul metodo di allenamento. E' interessante il fatto di essere riuscito ogni volta, in ogni grande evento, a portare un nostro atleta a correre veloce e a migliorare. Questo è il mio quinto anno da professionista. Sono agli inizi, la strada è ancora lunga ma il sogno è quello di diventare il miglior allenatore al mondo». Nel mirino ci sono chiaramente le Olimpiadi del 2028, ma prima è tempo di un doveroso ringraziamento per Marco Airale: «Dedico questi successi alla mia famiglia, che mi ha sempre incoraggiato e sostenuto fin da ragazzino. Un grazie speciale va a mio padre, che mi ha insegnato a lavorare sodo, in modo tosto e a testa bassa per centrare propri obiettivi. Sono felice di averli al mio fianco».