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LEINI - La cornice è quella delle serate da non dimenticare. Sabato 11 luglio 2026, in un Teatro Pavarotti che ha registrato il sold out, è stata presentata la versione aggiornata e ampliata di “Così parlò Vasco Rossi” di Salvatore Martorana, edito da Arcana. L’evento, organizzato dall’Associazione “Leini Live” e patrocinato dall’Amministrazione comunale (presente al gran completo in prima fila), si è rivelato molto più di una semplice presentazione: un vero e proprio viaggio nella storia e nell’anima della più grande rockstar della musica italiana.

Sul palco, dialogava con l’autore, Marco Chiabrando, che ha condotto gli spettatori tra le pagine di un volume che, a giusto titolo, può essere considerato la vera Opera Omnia su Vasco: uno status che normalmente si riconosce solo ai grandi della letteratura.

Salvatore, detto “Il Nero”, soprannome nato tra gli amici e ispirato a un personaggio del film “Romanzo Criminale” di Michele Placido, ha fatto un lavoro quasi filologico: ha preso ogni singola canzone, l’ha smontata e rimontata per mostrarci quanto sia stratificata la scrittura del Blasco. Ogni pagina attribuisce alla rockstar di Zocca il ruolo che merita: non solo un animale da palcoscenico, ma soprattutto un lucido e spietato cronista dei nostri giorni e delle nostre fragilità.

Il clou della serata è stato il racconto di come il destino abbia voluto che “Il Nero” incontrasse un mito. Tutto è iniziato per caso su Facebook nel 2009 con una richiesta di amicizia da parte di Vasco Rossi in persona. Da quel momento è nata un’amicizia straordinaria, culminata in una stretta collaborazione per il suo sito internet e un’affinità elettiva rarissima. L’autore ha ricordato la grande gentilezza di Vasco, sempre capace di metterlo a suo agio e di difenderlo in un mondo in cui, inevitabilmente, crescevano le invidie, senza mai perdere l’ironia: «Fondamentale compagna di viaggio della nostra complicità».

I tanti aneddoti hanno restituito al pubblico un Vasco inedito e intimo: «Ricordo la prima volta che mi chiamò al telefono. Avevo il numero di Vasco Rossi e, alla fine della telefonata gli dissi: «Ora che hai il mio numero, ti prego non darlo a nessuno!».

Un altro episodio risale all’uscita del primo libro di Martorana “Brividi. Manifesti e turbamenti”. Vasco gli suggerì di intitolarlo “Lividi. Brividi e turbamenti” e, quando cercò di autografarne una copia, l’autore lo fermò: «Che stai facendo? Il libro è mio e l’autografo te lo faccio io!».

Il Nero, da vero mattatore, ha poi rotto la quarta parete, scendendo dal palco tra il pubblico e chiamando in causa due spettatori presenti in platea, testimoni d’eccezione del primo incontro della coppia su una barca a Sanremo durante i Mondiali di calcio: «Mi presentai in kilt scozzese. Dopo la pizza ci scambiammo i vestiti: io rimasi con i suoi jeans, lui con il mio kilt».

Coinvolgente, il passaggio sul finto profilo anonimo che Vasco aprì su Facebook per frequentare la rete senza il filtro della celebrità; un esperimento sociale che descrive l'uomo meglio di qualsiasi documentario. Nome fittizio, la foto profilo di Kurt Cobain, l'immagine del funambolo Philippe Petit in copertina e una didascalia fulminante: «Sono proprio, proprio io, ma nessuno mi crede e va bene così». In quel profilo, ha sottolineato Martorana, vi era racchiusa tutta l’essenza stessa del Blasco: il funambolismo, l’ironia, l’assurdo, ma soprattutto il perfetto “equilibrio sopra la follia” specchiato nel dramma di Cobain, icona travolta dal peso del proprio mito. Elementi questi che confermano che a Martorana interessava esclusivamente l’uomo, il “semplice” individuo capace di caricarsi sulle spalle una leggenda vivente.

La serata ha affrontato quattro temi chiave che hanno segnato profondamente il percorso umano e artistico di Vasco: la follia, l’ironia, l’anarchia e la malinconia. Follia e ironia sono emerse come motore della creatività e della loro amicizia. L’anarchia come sguardo libero sulla realtà, mentre la malinconia, come chiave per entrare nella dimensione più intima del racconto.

A dare ulteriore energia all’evento sono stati i ragazzi di “Tu sì que sei di Leini”, il talent nato sul territorio e diventato, negli anni, un appuntamento atteso per i leinicesi. Le loro interpretazioni dei brani più celebri di Vasco hanno trasformato il teatro in un grande coro collettivo.

Il momento più toccante è arrivato nelle battute finali. Martorana ha ricordato un gesto che si ripeteva durante i concerti: quando Vasco intonava il verso di “Vivere non è facile”: «Se almeno avessi un complice, con il quale condividere quest’avventura inutile» cercava il suo sguardo tra la folla. Con il passare degli anni, quelle parole avevano assunto per entrambi un valore speciale, diventando il simbolo di un legame profondo.

Parlando della malinconia, ultimo capitolo del suo racconto, l’autore si è lasciato andare a una riflessione sincera. Ha spiegato come quel rapporto così intenso appartenga ormai a una stagione conclusa della sua vita. Oggi, entrambi, coerenti fino in fondo e consapevoli che la loro non fu una avventura inutile, hanno preso strade diverse, «ognuno in fondo perso per i cazzi suoi». (a cura di Santho Iorio - foto di Enzo Vitale)