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OGLIANICO - Ci sono date che appartengono ai libri di storia e altre che continuano a vivere nel cuore di una comunità. Il 18 luglio è una di queste per Oglianico, che quest'anno ha celebrato l'ottantesimo anniversario della restituzione della propria autonomia comunale, avvenuta il 18 luglio 1946. Una ricorrenza che ha richiamato cittadini, amministratori e appassionati di storia locale in piazza Statuto, davanti al Municipio, per ricordare un momento che segnò il ritorno del paese alla propria identità amministrativa dopo quasi vent'anni di accorpamento con Favria.

La cerimonia si è aperta con il saluto istituzionale del sindaco Domenico Lorenzo Rolando che ha ricordato come la riconquista dell'autonomia non rappresenti soltanto una data importante per gli archivi comunali, ma costituisca uno dei momenti fondanti dell'identità di Oglianico. A seguire, la professoressa Alda Rossebastiano, vicesindaca e studiosa della storia del territorio, ha accompagnato il pubblico in un lungo viaggio attraverso i secoli, trasformando una conferenza in un racconto vivo, ricco di documenti, fotografie, testimonianze e ricordi condivisi.

Per comprendere davvero il significato del 1946, la relatrice ha invitato i presenti a tornare molto più indietro nel tempo. La storia di Oglianico, infatti, non può essere separata da quella dei grandi equilibri politici che per secoli hanno caratterizzato il Canavese. Oglianico appartenne all'orbita sabauda, mentre Favria era parte dei domini del Marchesato del Monferrato. Per quasi cinque secoli le due comunità vissero sotto autorità differenti, spesso contrapposte, una situazione che contribuì a creare identità ben distinte e un forte senso di appartenenza. Ancora oggi il territorio conserva le tracce di quella lunga separazione. La Roggia del Monferrato, ricordata nel corso della conferenza, rappresenta uno dei segni più evidenti di un antico confine che non era soltanto geografico, ma politico, economico e culturale. Due comunità vicine, ma cresciute in contesti diversi, inevitabilmente svilupparono tradizioni, consuetudini e anche rivalità che il tempo ha trasformato in patrimonio della memoria collettiva.

La narrazione si è quindi spostata al Novecento e agli anni in cui il Comune di Oglianico perse la propria autonomia. Nel 1927, durante la riorganizzazione amministrativa voluta dal regime fascista, il Comune venne soppresso e aggregato a Favria. Una decisione che modificò profondamente l'organizzazione amministrativa del territorio ma che non riuscì mai a cancellare il forte sentimento identitario degli oglianicesi, rimasto vivo per tutto il periodo dell'unificazione. Con la fine della guerra e la nascita della Repubblica si aprì una nuova stagione. Il 18 luglio 1946 arrivò finalmente il decreto che sanciva il ritorno di Oglianico a Comune autonomo. Tuttavia la festa non si svolse immediatamente.

Come ha spiegato il vicesindaco Rossebastiano, la celebrazione ufficiale venne rinviata al 21 luglio, una domenica, affinché tutta la popolazione potesse prendervi parte senza dover abbandonare il lavoro nei campi, allora nel pieno della stagione agricola. Un dettaglio che racconta molto della vita quotidiana di quegli anni, quando i ritmi della terra influenzavano ancora profondamente quelli della comunità. Tra i momenti più coinvolgenti della conferenza vi è stata la ricostruzione del corteo che accompagnò il ritorno delle istituzioni a Oglianico. Attraverso fotografie d'epoca è stato possibile ripercorrere quel giorno di festa: uomini con l'abito della domenica, donne elegantemente vestite, amministratori, cittadini e la banda musicale riuniti lungo quella che per secoli era stata la linea di confine tra due territori. La delegazione proveniente da Favria riportava gli archivi comunali, i registri e il materiale amministrativo appartenuto a Oglianico prima della soppressione del Comune. Ad attendere quel momento vi era un'intera comunità, schierata nei pressi della Cà Nova, luogo simbolico dell'antico confine.

La riconsegna dei documenti non rappresentava soltanto un passaggio burocratico. Era il ritorno della memoria amministrativa del paese, il recupero della propria storia e della propria identità. Ogni registro, ogni atto, ogni documento riportato a Oglianico assumeva il valore di un pezzo di autonomia ritrovata. Particolarmente suggestivo è stato anche il racconto del ruolo della banda musicale. Quando le due delegazioni si incontrarono, le note della banda accompagnarono il momento della riconsegna, trasformando un semplice atto istituzionale in una vera festa popolare. La musica divenne il simbolo della ritrovata libertà amministrativa e della gioia condivisa da un'intera popolazione.

Le fotografie proiettate durante l'incontro hanno dato vita a uno dei momenti più emozionanti della mattinata. Su alcune immagini Giovanni DeMatties aveva annotato, con pazienza, i nomi delle persone ritratte. Da quelle annotazioni è nato un dialogo spontaneo con il pubblico. Molti presenti hanno riconosciuto i propri familiari, ricordando volti, soprannomi e storie che rischiavano di essere dimenticate. Sono riaffiorati nomi come Pierino, Rolando Berto, Sandro Goya, Lorenzo Goya e altri protagonisti di quella giornata del 1946, persone comuni che, inconsapevolmente, sono diventate parte della storia del paese.

Il momento forse più intenso è arrivato quando la professoressa Rossebastiano ha invitato a parlare chi conservava ancora un ricordo diretto di quegli anni o aveva raccolto le testimonianze dei propri genitori e dei propri nonni. Si è così aperto un dialogo spontaneo tra passato e presente. Ricordi personali, episodi tramandati in famiglia e piccoli particolari hanno arricchito il racconto storico, dimostrando come la memoria orale continui a rappresentare una fonte preziosa accanto ai documenti d'archivio. Tra gli episodi più curiosi emersi durante la conferenza vi è anche quello del crocifisso del Municipio. Secondo una tradizione tramandata nel paese, quando nel 1927 il Comune venne trasferito a Favria, insieme agli archivi sarebbe stato portato via anche il crocifisso che arredava gli uffici comunali. Quando, nel 1946, registri e documenti tornarono finalmente a Oglianico, quel crocifisso non sarebbe mai stato restituito. La relatrice ha ricordato questo episodio con la prudenza dello storico, evidenziando come la documentazione oggi disponibile non consenta di confermarne con assoluta certezza ogni dettaglio, ma sottolineando al tempo stesso quanto anche questi racconti contribuiscano a mantenere viva la memoria collettiva.

Non sono mancati riferimenti alle antiche rivalità tra Oglianico e Favria, fatte di soprannomi, scherzi e filastrocche popolari. Racconti che oggi fanno sorridere e che testimoniano quanto fosse forte il senso di appartenenza delle due comunità. Lontani da ogni spirito di contrapposizione, questi episodi rappresentano oggi un patrimonio culturale da conoscere e conservare, perché raccontano il carattere di un territorio e delle sue persone. Nel corso dell'incontro è stato ricordato anche il delicato periodo della ricostituzione dell'amministrazione comunale, con la nomina dei primi delegati prefettizi che guidarono il Comune nella fase iniziale, prima del ritorno alle elezioni democratiche. Un passaggio importante che segnò la rinascita delle istituzioni locali in un'Italia impegnata a ricostruirsi dopo gli anni della guerra.

La Filarmonica Oglianicese "Audo Gianotti Silvio" ha concluso la cerimonia accompagnando con la propria musica una giornata intensa di ricordi e partecipazione. Le sue note hanno fatto da cornice a una celebrazione che è andata ben oltre il semplice anniversario amministrativo, trasformandosi in un momento di autentica condivisione della memoria. Il messaggio lasciato dalla professoressa Rossebastiano è stato forse il più significativo dell'intera giornata. La storia di un paese non vive soltanto nei documenti conservati negli archivi, ma anche nelle fotografie custodite nelle case, nei racconti degli anziani, nei ricordi tramandati da una generazione all'altra. Ogni testimonianza rappresenta un tassello indispensabile per ricostruire l'identità di una comunità.

Ottant'anni dopo quel 18 luglio 1946, Oglianico ha dimostrato ancora una volta di saper guardare al proprio passato non con nostalgia, ma con consapevolezza. Perché conoscere la propria storia significa comprendere meglio il presente e costruire il futuro su radici solide. La celebrazione dell'80° anniversario della riconquista dell'autonomia comunale è stata, prima ancora che una commemorazione istituzionale, un grande abbraccio collettivo alla memoria del paese, un invito a custodire e tramandare un patrimonio che appartiene a tutti gli oglianicesi e che continua, ancora oggi, a raccontare chi sono e da dove vengono. (Giorgio Cortese)