Le sentenze si rispettano. Sempre. Anche quando sono un cazzotto nello stomaco. Niente carcere a vita per Gabriele Defilippi, reo confesso dell'omicidio di Gloria Rosboch. Prima l'ha truffata, portandole via 187 mila euro, poi per evitare la denuncia, l'ha uccisa. Lui e il complice Roberto Obert.

Ci si aspettava l'ergastolo, così come aveva chiesto il procuratore Ferrando. A pochi mesi da un altro processo per omicidio, sempre a Ivrea (quello ai danni di Mario Perri, killer del felettese Pierpaolo Pomatto), che si è concluso con un carcere a vita, l'opinione pubblica si aspettava un epilogo diverso. Se lo aspettava il procuratore. Forse se lo aspettava anche l'imputato. E, di certo, se lo aspettavano mamma Marisa e papà Ettore, i volti di questa sofferenza infinita che dura da un anno e mezzo, da quando l'ex allievo ha deciso di uccidere la loro unica figlia.

Non c'è sentenza che possa lenire il dolore, vero. Ma questo pronunciamento, seppur di primo grado, sembra una giustizia a metà. Defilippi è colpevole. Andrà (a lungo) in carcere. Ne uscirà, un giorno, e potrà farsi una nuova vita. Ricominciare da capo. Avrà una seconda occasione. Per mano sua, Gloria, quella seconda occasione, non l'ha avuta...

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