
LEINI - Un lenzuolo bianco appeso al balcone del municipio e una cittadinanza onoraria approvata senza il sostegno delle opposizioni. A Leinì la solidarietà alla popolazione di Gaza continua a far discutere, dentro e fuori dal Consiglio comunale. E non tanto per le ragioni delle iniziative, quanto per il modo in cui l'amministrazione ha deciso di portarle avanti.
A riaccendere la polemica è stata Elena Romano, che su Facebook ha pubblicato un'immagine del palazzo comunale accompagnata da una scritta tutt'altro che diplomatica: «Non è un lenzuolo di una prima notte di nozze... ma il sudario di Gaza!». Nel mirino c'è la giunta Torella, accusata di utilizzare una tragedia per un'operazione di facciata. «Leini merita rispetto, non operazioni di facciata!», scrive Romano, giudicando il gesto provocatorio e ipocrita.
Quel telo, in realtà, non è comparso per caso. Il Comune aveva aderito nel maggio 2025 alla campagna nazionale “50.000 sudari per Gaza”, dandone notizia attraverso i propri canali istituzionali. Una comunicazione che, a quanto pare, non ha raggiunto tutti. Lo dimostra il commento di Domenico Belloli: «Ho sempre pensato fosse per le vittime di tutte le mafie». Ed è proprio sulla comunicazione che Romano insiste: «Mettete qualcosa che lo identifichi, molti non sapevano nemmeno cosa fosse. A questo punto usate la bandiera della pace. Non esiste solo questa strage, servirebbe coerenza per tutti i conflitti».
Nella discussione intervengono anche la consigliera del PD Ilaria Lega e l'addetto stampa comunale Luigi Benedetto. Entrambi ricordano che l'amministrazione aveva spiegato pubblicamente le ragioni dell'adesione. Ma Romano non cambia idea: «Una comunicazione diffusa su Facebook un anno e mezzo prima non è sufficiente per chi oggi passa davanti al municipio e si domanda che cosa rappresenti quel telo». C'è naturalmente anche chi difende la scelta del Comune. Marina Palmas Ranzato non nasconde il proprio apprezzamento: «Sono fiera che il mio paese lo ricordi». Daniela Beltramo, di Uniti per Leini, taglia corto: «Che problemi dà ricordare le vittime?».
La discussione, intanto, richiama da vicino quanto accaduto nell'ultimo Consiglio comunale. In quell'occasione la maggioranza, composta da Uniti per Leini, PD e Progetto Leini, ha presentato una mozione per conferire la cittadinanza onoraria ai registi e giornalisti Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del pluripremiato documentario “NAZA”, dedicato alla realtà palestinese. Un riconoscimento pensato come gesto di solidarietà e di difesa della libertà d'espressione, anche alla luce delle minacce di revoca della cittadinanza israeliana.
Il confronto in aula non è stato affatto scontato. Salvatore Martorana, consigliere di Fratelli d'Italia, ha contestato innanzitutto il metodo: «Quali criteri, quale procedura seguiamo a Leini per scegliere a chi conferire la cittadinanza onoraria? Questa non la decide la maggioranza, la conferisce l'intera comunità». Per Martorana un'onorificenza di questo genere non dovrebbe dipendere dagli orientamenti politici di chi governa in quel momento, ma nascere da un percorso capace di coinvolgere l'intero Consiglio e, soprattutto, la cittadinanza. Nel suo intervento ha condannato le sofferenze della popolazione civile di Gaza e l'operato del governo Netanyahu, chiedendo però altrettanta chiarezza nella condanna di Hamas e del terrorismo. Da qui l'invito alla maggioranza a ritirare la mozione per cercare una soluzione condivisa.
Franco Buo (Sinistra Futura), ha invece difeso la necessità di intervenire senza ulteriori rinvii: «Ognuno nel suo piccolo deve fare qualcosa, dobbiamo dare un segnale: tolgono la cittadinanza ai registi, gliela diamo noi».
Perplessità sul metodo sono arrivate anche da Cristina Bruno (Cambia Leini con Noi): «Un'amministrazione non può prescindere dal sentire la comunità che rappresenta. Il metodo con cui si concede la cittadinanza onoraria va rivisto, perché manca la premessa principale della condivisione e del confronto».
Di tutt'altro avviso il capogruppo di maggioranza Fabrizio Troiani (Uniti per Leini). Pur dichiarando di non aver visto il documentario, ha sostenuto la proposta, rivendicando la piena legittimità del Consiglio a pronunciarsi su questioni di questo genere: «Il Consiglio rappresenta la città. La mozione serve a dare un indirizzo politico di fronte a una tragedia umana: la vita delle persone viene prima dei regolamenti, che rischiano solo di ingessare».
Alla fine, la richiesta di ritiro è rimasta inascoltata. La maggioranza ha tirato dritto e la mozione è passata con 9 voti favorevoli, 2 astensioni, quelle di Cristina Bruno e Monica Zanini, e il voto contrario di Martorana. Quest'ultimo, commentando il risultato, ha parlato di «occasione sprecata».
Resta una questione che va oltre il lenzuolo esposto sul municipio o la cittadinanza concessa ai due registi. Quanto deve essere condivisa una decisione presa in nome dell'intera comunità? E fino a che punto il voto di una maggioranza può bastare quando il riconoscimento dovrebbe idealmente rappresentare tutti? Le reazioni sui social non sono un sondaggio e il voto in Consiglio non basta a stabilire che cosa pensino davvero i leinicesi. Sarebbe quindi azzardato parlare di una città spaccata in due. Una cosa, però, è emersa: su scelte dal forte valore simbolico, anche il modo in cui si arriva a una decisione può diventare motivo di scontro. E a Leinì, questa volta, è successo proprio questo. (S.i)














