In Corea del Sud, perdere i capelli potrebbe presto diventare una questione di Stato. Il presidente Lee Jae-myung ha chiesto al governo di valutare l’inclusione dei trattamenti anti-calvizie ereditaria nella copertura sanitaria nazionale, scatenando un acceso dibattito tra economia, estetica e salute mentale.
“La caduta dei capelli è una questione di sopravvivenza per i giovani”, ha dichiarato Lee, la cui chioma perfetta sembra testimoniarlo. Oggi, l’assicurazione sanitaria copre solo le alopecie legate a malattie, mentre la calvizie ereditaria rimane un lusso a carico del cittadino. Ma per il presidente, il problema è molto più serio: autostima, ansia e benessere psicologico del popolo sarebbero la posta in gioco.
Non tutti condividono l’entusiasmo presidenziale: medici, politici dell’opposizione e associazioni di cittadini chiedono di usare le scarse risorse sanitarie per malattie gravi come il cancro o le patologie rare. Il sistema sanitario sudcoreano, già alle prese con un deficit record di quasi 7 miliardi di euro, rischia di vedere le casse pubbliche ulteriormente messe sotto pressione.
“La perdita dei capelli influisce sull’autostima, ma serve cautela fiscale”, avvertono le autorità sanitarie. I giornali conservatori, come il Chosun Ilbo, suggeriscono a Lee di consultare prima i cittadini che pagano i premi assicurativi, prima di lanciare campagne in favore delle chiome.
Quella del presidente non è una novità: durante la campagna elettorale del 2022 aveva già inserito il tema nel suo programma, senza riuscire a conquistare la presidenza. Ora, però, la sua battaglia contro la calvizie ereditaria si intreccia con questioni politiche ed economiche: in Corea del Sud, dove l’aspetto fisico conta più che mai, persino i capelli possono diventare terreno di confronto nazionale. Chi vincerà: la chioma o il bilancio statale?






